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Quella dell’Archivio Audiovisivo Canavesano è una storia”minore”, il resoconto di un’ iniziativa spiccatamente provinciale che tuttavia può riservare qualche spunto interessante, almeno per gli appassionati del settore.

Il Canavese è la porzione più settentrionale della provincia di Torino e spazia dai panorami del Parco del Gran Paradiso (ad ovest) agli echi non ancora sopiti dell’ esperienza olivettiana dell’ Eporediese (ad est); tra queste due realtà così diverse si colloca Castellamonte, la “Città della Ceramica”.

In questa località pedemontana, agli inizi degli Anni Novanta, prende il via la collaborazione tra Emilio Champagne ed Attilio Perotti, due (allora) quarantenni con esperienze assai diverse alle spalle: il primo, operaio/sindacalista della rivarolese Eaton Livia, appassionato di fotografia ma soprattutto già consapevole, in proprio, dell’importanza della documentazione filmica della vita locale; il secondo, insegnante di Lettere presso il locale Istituto d’ Arte, appassionato di Storia anche per ascendenze familiari. Il sodalizio individua ben presto nel mezzo audiovisivo la destinazione più congrua per le specifiche competenze dell’attività di extraprofessionale: ricerca del materiale fotografico esistente, riprese degli eventi eccezionali (alluvioni), ma anche delle progressive trasformazioni del territorio, interviste realizzate con le videocamera, consultazione della pubblicistica locale in ambito dapprima solo castellamontese e poi più generalmente canavesano.

In effetti mentre una attività quasi decennale li porta a raccogliere interviste dai “testimoni”, a vario titolo, delle vicende belliche in ambito strettamente castellamontese, nella seconda metà degli Anni Novanta il materiale fotografico raccolto orienta Champagne e Perotti ad interessarsi del settore dei trasporti canavesani, realizzando due artigianali “documentari” dedicati alle vicende della Filovia Ivrea-Cuorgnè (“Scintille in Canavese”) e del collegamento ferroviario tra Torino a la provincia (“La Ferrovia Canavesana”), seguiti da altri più legati allo specifico castellamontese.

Nel 2003 una serie di vicende fortuite che sarebbe qui troppo lungo raccontare porta i suddetti a ricostituire almeno in parte l’ eccezionale materiale fotografico e cinematografico prodotto dai fratelli Giraudo dal 1915 agli Anni Settanta. E in questo caso una premessa si rende indispensabile. Dall’ inizio degli Anni Venti alla fine degli Anni Cinquanta, la Conceria Alta Italia rappresentò il settore produttivo più rilevante di Castellamonte, con oltre 600 occupati nei periodi di massimo splendore; i figli del fondatore dell’ Azienda, Giovan Battista Giraudo, Giuseppe (Pippo) ed Ettore sono accumunati anche dalla passione per la montagna.

A supporto di questa genuina passione possono utilizzare, poiché dotati di mezzi economici fuori del comune, una strumentazione fotografica di pari livello, cosicché quasi tutte le numerosissime imprese alpinistiche realizzate dal 1922 al 1943 sulle vette canavesane e valdostane (senza trascurare più occasionali puntate sulle Alpi svizzere e sulle Dolomiti) sono documentate da una grande quantità di immagini in b/n di buon livello tecnico.

Nel dopoguerra la macchina da presa si affianca a quella fotografica, mentre gli orizzonti geografici si ampliano considerevolmente: prima della prematura scomparsa di Ettore (1956), i fratelli Giraudo realizzano escursioni sul Ruwenzori (1949), sulle vette dell’ Hoggar (1950) e delle Ande peruviane (1950), sul monte Kenia (1952), senza peraltro abbandonare l’abitudine delle scalate in ambito locale. Le sfortunate vicende personali di Giuseppe, il fratello più anziano ed autore della maggior parte degli scatti e delle riprese, scomparso nel 1986, determinarono la dispersione di questo materiale di grande valore documentario (e, come si è detto, non solo in ambito canavesano), fino alla fortuita e quasi rocambolesca “ricomparsa” dello stesso, consegnato proprio a Champagne e Perotti in virtù di quel tanto di credibilità che avevano saputo guadagnarsi con l’ assidua e totalmente volontaristica attività che abbiamo precedentemente riassunto.
Ora il “fondo Giraudo” costituisce una delle parti più significative della dotazione dell’Archivio Audiovisivo Canavesano, istituito nel 2005 grazie alla collaborazione tra il Sistema Bibliotecario del Canavese e l’Amministrazione comunale di Castellamonte.

Tra le principali finalità, quelle di reperire, salvaguardare, digitalizzare il materiale fotografico, cinematografico e sonoro del passato, che rappresenta la memoria collettiva e la testimonianza della storia canavesana e documentare la realtà canavesana attuale, producendo audiovisivi che costituiranno la memoria storica del futuro. L’Archivio, che ha trovato degnissima sede nel settecentesco Palazzo Botton, ex Casa Comunale, si propone inoltre di divenire il luogo della conservazione del patrimonio audiovisivo locale anche per essere di supporto per studiosi ed appassionati.

Per meglio sostenere l’attività dell’AAC, nel marzo 2006 viene costituita in Castellamonte la Associazione “Amici dell’Archivio Audiovisivo Canavesano”, al fine anche di ufficializzare il ruolo dei numerosi collaboratori, non soltanto castellamontesi, che nel corso degli anni si sono avvicinati ai “fondatori”, portando entusiasmo e specifiche competenze; l’Associazione designa Attilio Perotti al ruolo di Presidente. L’Associazione propone con una certa regolarità al pubblico canavesano mostre fotografiche e proiezioni di filmati inediti, frutto del lavoro di restauro e rielaborazione critica del materiale acquisito, nel tentativo di rispettare le “intenzioni” del sodalizio, ben sintetizzate, crediamo, dal motto “l’ immagine documentata”.

Nel futuro dell’ Archivio e dell’ Associazione, la “messa in rete” di parti significative, non solo a livello canavesano, del patrimonio fotografico ed audiovisivo e, ovviamente, le collaborazioni con Enti ed Associazioni che svolgono analoghe attività.